Francesi · Gialli · Romanzi

Enquête sur la disparition d’Émilie Brunet – Antoine Bello

Achille è un poliziotto con un inusuale problema: ogni mattina si sveglia non ricordando altro della propria vita che quanto avvenuto prima di quell’incidente che gli ha provocato danni al cervello tali da non consentirgli di formare nuovi ricordi. Incapace di svolgere attività di indagine a cause della sua amnesia, è però costretto a riprendere servizio, quando la polizia riceve la denuncia di scomparsa della giovane e ricca signora Brunet. Achille si ritrova così a doversi affidare ancor più a quel diario in cui già riportava quotidianamente ogni evento, che si trasforma in una dettagliata riproposizione delle sue investigazioni. Questo è il motivo per cui il romanzo si presenta sotto forma di un diario, in cui spesso le pagine assomigliano più ad appunti personali e irrilevanti che a verbali di polizia. In questo modo il lettore non solo segue l’indagine, ma la condivide e fa i suoi i ragionamenti di Achille nel momento stesso in cui anch’egli li formula.

Antoine Bello non è estraneo a idee originali e inusuali. Accanto a questo romanzo, ha scritto e prosegue tuttora la saga dei Falsificatori, che tratta di una società segreta dedita alla creazione di eventi storici con il fine supremo di restituire al genere umano fiducia nelle sue capacità e di spingerlo verso il progresso sociale e tecnologico (tra quelle lì descritte, la più nota falsificazione è l’allunaggio dell’Apollo 11, voluto perché le centrali spaziali aspirassero a obiettivi sempre più alti). Così come in quella saga, in “Émilie Brunet” la forza di Bello sta nel concentrarsi su pochi personaggi e su una trama semplice, con l’obiettivo di costruire fondamenta robuste e verosimili e potersi divertire con gli elementi più inusuali e superficiali. Allo stesso modo che nei Falsificatori, dove bastano pochi capitoli a convincere il lettore dell’esistenza e della bontà di una fantomatica società segreta, qui già al secondo capitolo il lettore si è costruito un’aspettativa su ciò che sta leggendo e si affeziona a quel narratore imbarazzato e annoiato che sa forse meno di lui. I ruoli di protagonista e lettore si confondono e le reazioni dell’uno paiono coincidere con quelle dell’altro.

In un momento quasi metaletteratio, mentre Achille è a colloquio con il principale, e forse unico, sospettato del presunto crimine, i due discutono delle caratteristiche del poliziesco e della definizione che Edgar Allan Poe ne aveva dato, giungendo alla conclusione che un buon romanzo poliziesco è tale solo se il lettore ha gli stessi indizi dell’investigatore e può risolvere il caso contestualmente. I richiami a Poe e ad Agatha Christie si susseguono nel romanzo e sembrano essere preferiti alla narrazione degli eventi da quel narratore parziale che è Achille. Tuttavia, gli innumerevoli momenti metaletterari e la scelta di riportare cancellazioni, irrilevanti osservazioni personali e frasi tra parentesi rendono talvolta il romanzo più retorico che realistico e coinvolgente. Giunti a metà, si inizia a perdere interesse per un caso che sembra banale e allo stesso tempo impossibile da risolvere, lo svolgimento della trama pare essersi interrotto e il romanzo assomiglia sempre più a un esercizio di stile.   

Se anche sufficiente spazio è dato all’indagine, Bello sembra interessarsi di più a come questa sia percepita dal suo protagonista, che a portarla a conclusione. La grande rivelazione allora si trascina, ma vari elementi la anticipano tanto da renderla meno incisiva di quanto avrebbe potuto essere, se fosse stata oggetto di un semplice colpo di scena. Si giunge dunque alla fine quando l’interesse per la rivelazione si è ormai perso, insieme alla spinta di continuare nella lettura, non fosse per lo stile coinvolgente e per i costanti riferimenti metaletterari. Quella che dovrebbe essere una sfida tra gatto e topo si trasforma in realtà in un convivio in cui un poliziotto e il suo sospettato dialogano sull’idea di omicidio, sulla giustificabilità del movente e sugli elementi che un crimine deve avere per essere perfetto. E, forse, sono gli stessi annoiati personaggi a rimpiangere per primi di essere parte di questa indagine, anziché di un romanzo di Agatha Christie.

La recensione era già pronta quando ho scoperto che questo romanzo non ha una traduzione italiana e che, se la sua pubblicazione in originale risale al 2010, la traduzione inglese è stata invece pubblicata solo da pochi mesi ¯\_(ツ)_/¯

Recensione e voto su goodreads

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